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Poesia Pastore Bergamasco
 

 IL CANE DA PASTORE BERGAMASCO

 

 

 

Vellosa forma, palpito di fiocchi,

che or ti rivolgi mugolando in festa,

ed or t’appressi ad appoggiar la testa

sui miei ginocchi;

 

schietta progenie d’una stirpe antica,

per cui, nel tempo, i greggi bergamaschi

quietamente errarono sui paschi

dell’alpe amica;

 

vigilanza fedele, se assicuri

la villa che di fasto s’inorgoglia,

o di più vivo amor guardi la soglia

degli abituri;

 

inespresso poeta, che talvolta,

col vago senso di tua lingua varia,

ti confidi alla valle solitaria,

ed essa ascolta;

 

o che al famiglio, se dei molli piani

tra i pensieri nostalgici si attardi,

come a conforto ti avvicini e guardi

con occhi umani;

 

 

quando ti fisso e il tuo segreto io tento,

nella fulva intravedo iride ardita

le immagini dell’intima tua vita,

a cento a cento.

 

Pecore bianche e vagabonde a frotte,

bergamine coi càmpani sonori,

mentre del dì germogliano i colori

su da la notte;

 

mulattiere fra i larici e gli abeti,

coi bei cespugli d’eriche sui bordi,

strade aperte al cammino dei ricordi

inconsueti;

 

piccole chiese, d’onde la preghiera

con più candide ed ampie ali s’innalza,

se mai coi fieni una fanciulla scalza

passa la sera;

 

brine lucenti al lume che rinasce

lentamente pel ciel pallido e terso,

risalutando il già vagante e sperso

gregge che pasce;

 

schianti di tuoni e nuvolaglie erranti

con impeti di geli e di tempeste,

d’onde i massicci levano le creste

come giganti;

 

chiare notti di luna, che le gole

colmano di misteri orridi e foschi,

e suscitano l’anime dei boschi

squallide e sole.

 

Tu chiami, allora statuario e immoto

presso la porta della baita oscura,

con lunghi ululi d’ansia e di paura

chiami l’ignoto.

 

Chiami l’ignoto, e da le forre cupe

con un vasto silenzio esso risponde:

e par che salga, come un mare, ad onde,

di rupe in rupe.

 

Chiuse nel manto dei notturni veli

Stan le montagne attonite in ascolto,

ed in silenzio trepido e raccolto,

guardano i cieli,

 

finché, salendo su dall’orizzonte,

le saluti nel limpido mattino

il di luci e di fremiti divino

sole nascente,

 

e ridesti i bei rivoli silvani

e i fiori e l’erbe ai pascoli tranquilli,

e di muggiti e d’errabondi squilli

echi lontani.

 

 

 

                            Bortolo Belotti

 


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